Sorpresa, nel decretone anche un fondo per i videogames

La pandemia non è stata uguale per tutti. Se produci mascherine o tamponi sicuramente non hai mai avuto tante richieste di mercato. Ma uscendo dall’ambito sanitario, se c’è un settore che nella crisi è cresciuto quel settore è il digitale. E se c’è una particolare nicchia che nell’ambito digitale ha fatto il botto, forse quella nicchia è l’industria dei videogames. Nicchia si fa per dire: nell’autunno scorso il settore nel suo complesso era valutato 120 miliardi di dollari. Poi è arrivato il covid-19 e le cose sono andate ancora meglio. Con il mondo chiuso in casa le vendite di videogiochi sono schizzate. A un certo punto persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicamente invitato i cittadini in lockdown a impiegare il tempo con i videogiochi: fanno bene alla salute, è stata la sorprendente spiegazione (sorprendente se si tiene conto di tutte le volte che è stato detto il contrario). 

I risultati della pandemia su questo mondo sono stati clamorosi. Complessivamente marzo dal punto di vista delle vendite è stato il miglior mese di sempre: 10 miliardi di dollari di fatturato, + 11 per cento rispetto a un anno fa. Alcuni esempi. New Horizons, l’ultimo episodio della saga Animal Crossing di Nintendo, è stato lanciato a marzo ed è subito diventato il primo gioco da console a vendere 5 milioni di copie in un mese (ora è a quota 13.5 milioni, a circa 60 dollari a copia). Microsoft ha registrato un aumento di abbonati a Game Pass del 130 per cento superando i 10 milioni di abbonati. Twitch, la piattaforma di streaming, ad aprile rispetto a marzo ha fatto un balzo del 50 per cento raggiungendo un miliardo e mezzo di ore di gioco. E su Fortnite lo show del rapper Travis Scott è stato vissuto da 12 milioni di utenti contemporaneamente. 

Questo per dire che se c’è un settore che non ha bisogno di aiuti è quello dei videogiochi. Insomma, non è per aiutare l’industria esistente, ma è per fare crescere le aziende italiane che progettano e sviluppano videogiochi, che sorprendentemente nel “decreto rilancio”, quello da cui dipendono le speranze di un paese in ginocchio, quello che milioni di persone aspettavano per non finire definitivamente in povertà, quello che dovrebbe salvare le nostre aziende in crisi, nel decreto approvato ieri ci sono diversi commi dedicati ai videogiochi. In particolare i commi da 15 a 21 dell’articolo 46, quello riservato al sostegno delle startup innovative. 

Bene, la notizia è che nascerà un fondo per sostenere chi progetta e sviluppa videogiochi. Si chiamerà First Playable Fund, un fondo che nel nome richiama l’espressione “prima versione giocabile”, intendendo che i soldi andranno ai prodotti nella loro fase embrionale. Presso il ministero dello Sviluppo Economico, ci saranno 4 milioni di euro nel 2020, da distribuire nelle forma di contributi a fondo perduto per coprire il 50 per cento delle spese. Strumenti simili esistono in Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Danimarca e Polonia, specifica la nota illustrativa della norma; i videogiochi sono prodotti complessi che hanno bisogno di professionalità specializzate, aggiunge; infine, hanno un mercato potenzialmente globale, possono diventare un nuovo filone del made in Italy. Tutto vero, tutto giusto. 

Incredibile come con tutti i problemi che milioni di persone stanno incontrando per sopravvivere, con tutte le richieste arrivate sul tavolo del governo, ci sia stata la lungimiranza di ricordarsi dei videogiochi.  


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