Tamponi, quarantene, ospedali non oberati. In venti indicatori, le regole per la Fase2

Capacità di monitorare la situazione, di fare tamponi, indagini epidemiologiche e tenuta dei servizi sanitari. Sono questi gli elementi indicati nella bozza di circolare del ministero alla Salute presentata ieri alle Regioni e in base alla quale, una volta in Fase 2 si torneranno a chiudere certe aree del Paese se l’epidemia dovesse ripresentarsi. Il documento potrebbe diventare oggi stesso un atto ufficiale.

Prevede uno schema in tre punti all’interno del quale sono elencati 20 indicatori. Il primo riguarda “indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio” e valuta la capacità di tenere sotto controllo almeno il 60% dei casi notificati, sia di positivi che non vanno in ospedale, sia di ricoverati. Poi è necessario inviare ogni settimana ad almeno il 50% delle Rsa delle checklist, per valutare. Il secondo riguarda “indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti”. Prevede la valutazione della percentuale di tamponi positivi effettuati, e anche della velocità nello svolgere i test, per far scattare l’allerta nel caso di aumento di pressione sull’ospedale. Tra i sintomi e il tampone, si dice, non devono passare più di 3 giorni.


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