Un ostacolo per i sordi: “Ci serve leggere il labiale”

Prima delle mascherine basavano l’interazione con le persone udenti sulla lettura delle labbra. Adesso, con le bocche nascoste da valvole e tessuti, la loro vita si è fatta più complicata. “Da strumento protettivo le mascherine sono diventate un muro insormontabile”, dice Ilaria Galbusera, capitana bergamasca della nazionale pallavolo sordi. Operazioni di routine come chiedere un’informazione per strada o una medicina in farmacia sono diventate faccende piuttosto complesse. E se l’interlocutore non è nella condizione di abbassarsi la mascherina, le incomprensioni rischiano di diventare addirittura pericolose. La soluzione potrebbe essere l’adozione – almeno negli uffici pubblici – di mascherine trasparenti. “Però non le devono indossare tanto i sordi – osserva Mauro Nobile, designer e ideatore di un particolare tipo di mascherina che sta prendendo piede a Voghera – quanto le persone parlanti. Siamo noi che dobbiamo farci capire”. Il problema delle mascherine trasparenti presentate in questi mesi sui social o delle versioni industriali come quelle di Mauro Nobile (pur brevettate e dotate di una tecnologia anti-appannamento), è che non sono riconosciute come dispositivi di protezione individuale o come dispositivi medici. “Regione Lombardia si è interessata e ha scritto al Governo – ricorda Enzo Corti, presidente lombardo dell’Ente Nazionale Sordi – ma siamo ancora dopo tre mesi in attesa di una risposta”. “Speriamo che il Governo non sia più sordo di noi”, conclude con una battuta Ilaria Galbusera.

Di Andrea Lattanzi



Fonte originale: Leggi ora la fonte