Vaccini al Pio Albergo Trivulzio, emblema del calvario nel Rsa

Il Pio Albergo Trivulzio, l’istituto milanese per la terza età simbolo della strage di anziani nelle Rsa, si arma contro il Coronavirus. E nel Vaccine Day europeo, qui dove il Covid ha attaccato duramente con più di 400 morti in quattro mesi la scorsa primavera, sono arrivate su un’automedica scortata da una volante le prime 50 dosi di vaccino. Un sospiro di sollievo per 12 pazienti e per 38 dipendenti, tra cui medici, infermieri, operatori socio sanitari e un addetto al magazzino, che hanno deciso di sottoporsi alla vaccinazione. Il virologo e supervisore scientifico della struttura, Fabrizio Pregliasco, si è invece vaccinato all’ospedale Niguarda, insieme ad altri nomi noti della lotta al virus, come l’infettivologo Massimo Galli e Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri.

Ma se al Trivulzio si respirava un’atmosfera di contentezza, un altro dato è destinato a suscitare polemica. “Solo il 20% degli operatori delle Rsa bresciane ha aderito alla campagna vaccinale. Troppo poco e non capisco perché”, ha detto il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo. “Come Ordine faremo di tutto per convincere i colleghi a vaccinarsi” ha aggiunto Stefania Pace, presidente dell’ordine professioni infermieristiche di Brescia. “Il Covid ha devastato le case di riposo – ha ricordato il vicepresidente Paolo Boldini -, è incomprensibile che i colleghi non vogliano vaccinarsi. Se medici e infermieri delle Rsa faranno memoria della devastazione vissuta, sono convinto che cambieranno idea”.

Il primo anziano ad avere ricevuto la dose al Pio Albergo Trivulzio è Franco Brioschi, 88 anni, milanese, ex tappezziere e imbianchino. Ad assistere a distanza, collegato in video chiamata, suo fratello Roberto, 80 anni. “Sono molto felice per lui, e ora sono più tranquillo dopo mesi di preoccupazioni”. La sua speranza è di potere riabbracciare presto il fratello minore, senza paure. 
   


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