Vescovi (Confindustria): “Belle idee nel piano Colao, ora il governo ci spieghi cosa vuol farne”

MILANO – All’indomani dell’uscita del piano di Vittorio Colao e del suo gruppo di lavoro per portare l’Italia fuori dall’emergenza del coronavirus, la palla torna nel campo del governo e della politica in genere perché non trasformi le centoventi pagine di slide nel solito “libro dei sogni” che allunghi lo scaffale delle mancate occasioni all’italiana.

Luciano Vescovi, presidente degli industriali vicentini, aveva criticato il comitato per l’assenza dell’imprenditoria. Ora che il suo lavoro è venuto alla luce, che giudizio ne dà?
Comincio con il registrare positivamente l’aver messo al primo punto le aziende e il lavoro, perché per molto tempo abbiamo assistito ad atteggiamenti anti-impresa da parte del governo. Qualunque società complessa, che voglia guardare al futuro, parte dal lavoro e dalle imprese.



Scudo sulla responsabilità penale per i contagi, rinvii fiscali, deroga al Decreto Dignità sui contratti a termine. Per voi c’è di che esser soddisfatti…
Troviamo misure di buon senso. Noi a Vicenza avevamo chiesto da subito la possibilità di prorogare i contratti in scadenza. Poi leggiamo positivamente il potenziamento di Industry 4.0.
Vittorio ColaoVittorio Colao
Il professor Perotti spiega però come ci sia il rischio di aggiungere, senza disboscare la giungla normativa italiana e contenere la spesa…
Io apprezzo invece il fatto di non voler strafare, ma partire da quanto esiste, senza generare l’esigenza di provvedimenti, decreti attuativi e un insieme di apparati che ingesserebbero tutta la macchina produttiva. E non solo per quel che riguarda le imprese.

Si spieghi.
Nella parte della Pa, ad esempio, trovo fondamentale il superamento della “burocrazia difensiva”: quando i decisori pubblici evitano di portare a fondo procedimenti – come le gare – per non incorrere in responsabilità personali. Io credo nelle persone e non accuso con questo i burocrati. Ma vanno messi nella condizione di lavorare in modo efficiente, sgravandoli di responsabilità che hanno dimostrato di bloccare tutto.

Cosa manca nel piano?
Una tempistica certa e la definizione di obiettivi misurabili e quantificabili. Ci sono voluti due o tre mesi per elaborarlo, è comprensibile. Ora non diventi una minestra da riscaldare per tre anni. Vorremmo tempi certi per condividerlo e adottarlo. Questo Paese è tanto bravo a fare enunciazioni, molto scarso a tradurle in pratica. Il governo deve dire subito se ci crede o no.

Mentre usciva il piano, il premier Conte reagiva gelido e non si sa se il manager sarà agli Stati generali; il ministro Di Maio lanciava il suo Patto per l’export; e le opposizioni lo stroncavano invocando la flat tax. Le sembra ci siano le condizioni?
Sembra un agire schizofrenico. Il documento ribalta il punto di vista che spesso abbiamo addebitato alla componente “gialla” di governo, di esser contro le imprese. Speriamo che sia una svolta. Ci vuole un passo indietro di tutti per una visione di lungo periodo. Quelle che in azienda chiamiamo vision e mission: decidere cosa sarà il Paese nei prossimi vent’anni.

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