Zone rosse e mascherine: tutti gli errori sul Covid

Errori, esitazioni, sottovalutazioni, confusioni, omertà. Oltre a tante scelte difficili. È un po’ il romanzo dell’emergenza Covid-19 quello che esce dai verbali del Cts, il Comitato tecnico scientifico istituito il 3 febbraio e coordinato da Agostino Miozzo. La scatola nera delle decisioni che hanno condizionato gli ultimi sette mesi della vita di un intero popolo. Verbali di riunioni che inizialmente si svolgevano ogni due o tre giorni e poi diventate pressoché quotidiane, «desecretati» ieri. Novanta riunioni dal 7 febbraio al 20 luglio. Poi stop, perché i documenti del Cts sono resi pubblici 45 giorni dopo. Ma la trama forte del romanzo è quella che tra fine febbraio e marzo.

CONTAGIO IN ESPANSIONE

La prima riunione del comitato si svolge il 7 febbraio, e già si rileva «in modo inequivocabile», che «il livello di diffuzione di 2019-Covid in Cina è, anche negli ultimi giorni, in una fase di espansione».

LO STUDIO PREVEGGENTE

Terza riunione, il 12 febbraio. Ci si inizia a chiedere se gli ospedali sarebbero pronti in caso di forte impatto pandemico in Italia. Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler presenta i dati dello studio in cui prevede che le terapie intensive sarebbero andate in crisi e i morti sarebbero stati tra i 35mila e i 60mila. Attualmente sono 35.518.

NESSUNA MISURA IN AEREO

Continuano le sottovalutazioni. Il 14 febbraio il Cts a proposito di un passeggero italiano che a Düsseldorf si vede rifiutare l’imbarco sul volo per l’Italia perché provenie dalla Cina dice che «l’avallo e la generalizzazione di simili misure restrittive risulterebbe al momento non giustificato».

“UN CAMBIO RILEVANTE”

Il 21 febbraio è il venerdì del «paziente 1» a Codogno. Il Cts «prende atto» della novità e parla di «cambiamento rilevante del quadro epidemiologico nazionale». Pertanto suggerisce di adottare misure di contenimento e di controllo aggiuntive come «la quarantena per chi abbia avuto contatti stretti con positivi negli ultimi 14 giorni» e la «chiusura delle scuole».

“ISOLATE TUTTO”

Il giorno dopo, il 22 febbraio, il Cts raccomanda in modo tempestivo «l’ulteriore misura di contenimento costituita dell’isolamento delle aree in cui è in atto trasmissione del Sars-CoV2-19» anche se manifesta dubbi sulla «sostenibilità nel tempo di tale misura».

DATI PERIFERICI INSUFFICIENTI

Il 24 febbraio il Cts «prende atto dell’incremento rapido del numero totale dei contagiati, in Italia» anche se «i dati che arrivano dalla periferia sono insufficienti per definire un preciso profilo epidemiologico dell’epidemia».

NIENTE NUMERI ALLA STAMPA

Nella stessa riunione, il Cts diventa omertoso e suggerisce «massima cautela nella diffusione del documento (il «piano di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di epidemia» il cui punto più importante riguarda l’allestimento delle rianimazioni, ndr) onde evitare che i numeri arrivino alla stampa».

TAMPONI NON NECESSARI

Ancora il 24 febbraio. Il Cts «evidenzia che in assenza di sintomi il test non è giustificato, in quanto non fornisce un’indicazione indicativa ai fini clinici ai sensi delle definizioni di caso».

ALZANO E NEMBRO APERTE

Il 26 febbraio una riunione fatidica: il Cts si interroga se estendere le restrizioni in quel momento limitate a poche aree della Lombardia, ma alla fine decide che «non vi siano le condizioni» per farlo e che «non siano necessarie nuove misure restrittive». Si decide qui il destino di Alzano e Nembro, che restano città aperte e diventeranno cimiteri.

MASCHERINE? ANCHE NO

Il 28 febbraio nuovi divieto per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ma l’uso delle mascherine è consigliato «solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate».

STOP AGLI ABBRACCI

Il 1° marzo il Cts entra a gamba tesa sulla vita personale delle persone ed «esprime la raccomandazione generale che la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza, debba evitare strette di mano e abbracci».

PIÙ POSTI LETTO

Nella stessa riunione si enfatizza la necessità di «incrementare i posti letto» dispondendo un aumento del 50% in terapia intensiva e del 100% nei reparti di pneumologia e malattie infettive.

RIEDUCARE IL POPOLO

Il 2 marzo il ministro Roberto Speranza chiede di «stimolare la consapevolezza delle responsabilità individuali nei comportamenti quotidiani dei cittadini».

ALZANO, CONTRORDINE

Il 3 marzo si parla ancora di Alzano e Nembro. Stavolta il Cts pare aver cambiato idea e suggerisce di «adottare le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due comuni». Ormai è tardi. E comunque la zona rossa là non arriverà mai.

CHIUDERE LE SCUOLE? BOH

Il 4 marzo si parla di chiusura delle scuole ma il Cts pilatescamente considera che «non esistono al momento dati che indirizzino inconfutabilmente sull’utilità» di questa misura.

“STATE ZITTI”/1

Il 5 marzo il ministro della Salute Roberto Speranza bacchetta i membri del comitato perché «sono state diffuse notizie relative al contenuto delle decisioni del comitato stesso che hanno causato sconcerto e disorientamento nell’opinione pubblica». Peccato che sia stata la paura la nostra migliore difesa dal virus.

MASCHERE AL LAVORO? NO

Il 13 marzo arriva un no alla mascherina obbligatoria per i lavoratori, eccetto che per gli operatori sanitari. «Per le rimanenti attività quotidiane – scrivono gli esperti – non vi sono evidenze scientifiche per raccomandare l’uso delle mascherine».

“CI DIMETTIAMO”/1

Il 15 marzo il Cts difende se stesso, rinnovando «con fermezza la necessità di una norma di salvaguardia che tuteli l’operato dei membri del Cts rappresentando che, in mancanza di essa, il Cts rassegnerà le dimissioni in maniera il proprio mandato».

CI VUOLE LO PSICOLOGO

Il 21 Marzo il presidente nazionale dell’ordine degli Psicologi, Davide Lazzari, invoca un supporto psicologico «per la popolazione partire dal coinvolgimento dei media». Il tema tornerà in numerose sedute successive ma non se ne farà nulla.

MANCANO I REAGENTI

«Ulteriore elemento critico è la ripetuta segnalazione di carenze nella disponibilità di reagenti necessari per l’esecuzione di questi test che potrebbe acuirsi vista l’elevata domanda internazionale», nota il Cts il 24 marzo.

“STATE ZITTI”/2

Il 22 aprile il Cts fa i conti con nuove fughe di notizie al suo interno, e viene ricordato a tutti i membri che accettando l’incarico hanno firmato un «patto di riservatezza, mai sospeso».

“CI DIMETTIAMO”/2

Il 3 maggio nuovo scontro frontale con il commissario Arcuri, che in una lettera al Cts pretendeva tempi certi e documentati per i pareri sui Dpi. Il Cts esprime «grande preoccupazione e profondo rammarico» e segnala al ministro che «numerosi membri hanno ipotizzato di rassegnare le proprie dimissioni».

CONTRO LA FIGC

La Federcalcio invia al governo il piano per la ripartenza dei campionati, dal Comitato arriva una bocciatura esplicita: «Documentazione lacunosa e imperfetta», «non si sono avuti riscontri adeguati ai rilievi sollevati». Ma il parere è «non ostativo» e gira la palla al ministro dello Sport.

ISLAMICI IN GINOCCHIO

Il Cts esamina le richieste di numerose confessioni religiose di praticare i loro riti. Severo l’allarme per le moschee: la «fase del rito liturgico che può prevedere la posizione in ginocchio costituisce un momento di elevata criticità per il contenimento del contagio».

SI LITIGA SUL LOCKDOWN

Il Cts viene investito il 16 maggio delle ipotesi di ripartenza delle attività produttive e si spacca. Il verbale dà atto che c’è stato un «acceso dibattito interno» e che il documento proveniente dalla Conferenza delle Regioni, che premono per la riapertura, «acuisce la discussione interna». Alla fine non si decide niente e si convoca Speranza.

GUANTI, MATITE, SCHEDE

Il 19 maggio il Cts detta le linee guida per le elezioni regionali, raccomandando che si voti entro l’estate per approfittare del calo dei contagi della stagione calda (previsione sbagliata). Il Comitato detta regole precise: obbligo di guanti per impugnare la matita copiativa e per lo spoglio delle schede da parte degli scrutatori, ingresso un elettore alla volta, abbassamento della mascherina solo per il tempo necessario all’identificazione. «Le schede con le preferenze espresse vanno ripiegate e inserite nell’urna direttamente dall’elettore senza toccare la feritoia o l’urna medesima»

PERICOLI BALCANICI

Ben prima che l’allarme venga lanciato ufficialmente, al Cts è segnalata la «rotta balcanica» seguita dal virus per penetrare nel nostro paese. Al comitato arriva un documento dal Viminale che avvisa del pericolo e chiede indicazioni, il comitato propone che chi arriva dall’Est senza quarantene venga ritratto come «il migrante che giunge in Italia con sbarchi non controllati».

DUBBI SUI MORTI

Ci sono troppi morti per Covid nelle statistiche? Il Cts ne sembra convinto, tanto che il 12 giugno chiede all’Istituto superiore di sanità un approfondimento su decessi «per definire se essi siano direttamente correlabili al virus ovvero a cause o patologie indipendenti».

FOLLA LIBERA?

Il 16 luglio il comitato esamina l’ultimo decreto governativo sulle manifestazioni e scrive testualmente che «sembra essere superata la necessità di mantenete il contingentamento numerico precedentemente indicato».

NUOVO NO ALLA FIGC

Nella stessa seduta, il Cts esamina la richiesta della Figc di ridurre il numero di test per i calciatori di serie A visto il buon andamento della curva. Il Comitato rifiuta il via libera, ricordando che il calcio è gioco di contatto e ci sono state diverse positività.


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